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23 Settembre 2026

Tutti i film di Resident Evil valutati: ordine di qualità e incassi

Scopri la classifica dei film di Resident Evil e la sorprendente recensione del nuovo reboot di Zach Cregger.

Tutti i film di Resident Evil valutati: ordine di qualità e incassi

La saga di Resident Evil è nata nei videogiochi, ma ha trovato una lunga vita anche sul grande schermo. Dal 2002, quando il primo live-action è arrivato nei cinema, la serie ha prodotto sette pellicole, alternando momenti di pura azione a tentativi più audaci di fedeltà al materiale originale. Oggi, con il reboot firmato Zach Cregger, la saga si rinnova, mescolando horror e commedia in una formula inusuale che ha già acceso le discussioni tra fan e critici.

Una panoramica dei film live-action

Il primo capitolo, Resident Evil (2002), ha introdotto la figura di Alice, interpretata da Milla Jovovich, in un contesto post-apocalittico dominato da zombie e mostri geneticamente modificati. Da lì, la regia è passata a Paul W.S. Anderson, che ha guidato la maggior parte dei sequel, sperimentando con il 3D a partire da Afterlife (2010). Le pellicole successive hanno registrato incassi variabili: il Final Chapter ha incassato oltre 300 milioni di dollari, mentre il reboot Welcome to Raccoon City (2021) è rimasto sotto i 50 milioni.

Dati di incasso a confronto

Secondo le cifre di Box Office Mojo, i ricavi più alti della serie sono stati conseguiti da:

  • Resident Evil: The Final Chapter – $312,2 milioni (2016)
  • Resident Evil: Afterlife – $300,2 milioni (2010)
  • Resident Evil: Retribution – $240,2 milioni (2012)

Il reboot di Zach Cregger, con un budget di 25 milioni di dollari, ha portato a casa circa 40 milioni, un risultato modesto ma comunque positivo rispetto all’investimento.

Classifica dei sette film: dal più debole al più forte

8 – Resident Evil: Retribution (2012) l’uso eccessivo del 3D, scene d’azione confuse e l’inserimento di personaggi di gioco poco contestualizzati lo rendono il più deludente della serie.

7 – Resident Evil: Afterlife (2010) pur presentando una trama leggermente più coerente, la sperimentazione 3D resta poco convincente e il film non riesce a distinguersi.

6 – Resident Evil: The Final Chapter (2016) chiude la saga di Alice con effetti visivi migliorati e un’atmosfera più cupa, ma la sceneggiatura appare ancora frammentata.

5 – Resident Evil: Apocalypse (2004) diretto da Alexander Witt, si avvicina maggiormente ai toni del videogioco Resident Evil 3: Nemesis offrendo sequenze d’azione ben coreografate.

4 – Resident Evil: Welcome to Raccoon City (2021) reboot più fedele ai primi due giochi, cattura l’essenza di Survival Horror ma soffre di un cast e di una regia meno incisivi.

3 – Resident Evil: Extinction (2007) ambientato in un deserto post-apocalittico, combina avventura e orrore, ma la trama risulta a tratti incoerente.

2 – Resident Evil (2002) pur non essendo perfetto, introduce il protagonista Alice e imposta le regole del cinematografico bioparco di Raccoon City.

1 – Resident Evil: The Final Chapter (2016)(Nota: la classifica è basata su coerenza tematica e capacità di concludere la narrazione di Alice, non solo sul fatturato).

Il reboot di Zach Cregger: horror che diventa commedia

Zach Cregger, noto per i successi indie Barbarian e Weapons ha deciso di affrontare la più famosa licenza videoludica con un approccio inatteso. Il film s’innesta su una notte di nebbia a Raccoon City, dove un corriere, Bryan, accetta un trasporto misterioso. L’ambientazione è costruita per creare tensione tipica del genere, ma Cregger inserisce continui momenti di ironia, richiamando il ritmo di Shaun of the Dead e la violenza splatter di Sam Raimi.

La regia riesce a bilanciare le due anime: le scene d’azione sono coreografate con precisione, mentre le gag emergono dal contrasto tra il pericolo reale e le battute sarcastiche del protagonista. Anche se alcuni fan hanno lamentato l’assenza di icone come Leon o Jill, il film si regge autonomamente grazie a una scrittura fluida e a un uso sapiente della suspense che si spezza in momenti comici senza perdere la coerenza narrativa.

Criticamente, il reboot è stato definito “un’esperienza iconoclasta” capace di trasformare il classico survival horror in una commedia horror che non si prende mai troppo sul serio. Il risultato è un film che può piacere sia a chi cerca brividi sia a chi desidera una buona dose di divertimento.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.