Sparatutto rétro con timer: Mullet Madjack tra anime e dopamina

Un mix di nostalgia VHS, combattimenti serrati e un timer letale che trasforma ogni run in una corsa contro la dopamina

La prima impressione che dà Mullet Madjack è quella di un nastro VHS che prende vita: grafica ispirata agli anime degli anni Ottanta, interfacce che imitano il tubo catodico e una presentazione che celebra il packaging fisico con un finto unboxing digitale.

Non è soltanto facciata: dietro la patina rétro c’è un progetto che unisce l’estetica del boomer-shooter con una struttura a loop tipica del roguelite, spingendo il giocatore a mantenere un ritmo ossessivo per non vedere il timer scadere.

Estetica, atmosfera e paratesto

La direzione artistica pesca a piene mani da riferimenti come AKIRA e certi OVA cyberpunk, ma non manca di rimandi anime femminili che richiamano atmosfere simili a quelle di Silent Möbius.

Il menu contiene una modalità che simula l’apertura di una scatola fisica completa di manuale sfogliabile e cd-rom, un gesto che mira a restituire la sensazione del videogiocare «di una volta». La colonna sonora, curata da Fernando Pepe e Mateus Polati, alterna synth-wave a ritmi elettronici incalzanti; il sassofono e i beat accompagnano sia gli spostamenti lenti sia le fasi d’azione, contribuendo a un’immersione sonora che spesso traduce la giostra visiva in puro coinvolgimento emotivo.

Meccaniche di gioco e ritmo serrato

Al cuore di Mullet Madjack c’è una meccanica semplice e severa: la vita del protagonista è legata a un timer di dieci secondi che si rinnova attraverso uccisioni spettacolari. Questo sistema, descritto nel gioco come una dipendenza dalla dопamina, obbliga a uno stile di gioco rapido e preciso. Il protagonista, Jack, è un Moderatore che deve scalare piani di un grattacielo per salvare una Princess influencer rapita dalle IA chiamate ROBILLIONAIRES, con la promessa di sneaker di valore come ricompensa. La minaccia che costringe all’azione non è astratta: senza stimoli regolari la barra del tempo si azzera e la run finisce.

Controlli e approccio al combattimento

Il gameplay favorisce lo spostamento rapido: il tasto ZL esegue un calcio che avvicina il protagonista al nemico, mentre X attiva una corsa continua; camminare è un lusso riservato quasi esclusivamente agli scontri con i boss. I nemici sono progettati per morire in pochi colpi, favorendo una lettura arcade che incoraggia combo e colpi sequenziali. I combattimenti contro i boss sono invece più metodici, con pattern da memorizzare e finestre d’attacco da sfruttare: è l’unico momento in cui il gioco rallenta il ritmo e richiede decisioni meno impulsive.

Armi, potenziamenti e rigiocabilità

Ogni livello premia con armi e modificatori che cambiano radicalmente l’approccio: dalla pistola base si può passare a fucili a pompa, railgun o a katane elementali. I potenziamenti offerti tra una sezione e l’altra possono rallentare i proiettili nemici, rendere rimbalzanti i vostri colpi o aumentare il tempo guadagnato con gli headshot; spesso la scelta significa preferire una build più sicura o osare combinazioni più aggressive. Dopo ogni dieci piani si ottiene la possibilità di sbloccare un potenziamento permanente da un pool di quattro, introducendo progressione a lungo termine che incentiva ulteriori run.

Varietà, difficoltà e modalità extra

Il level design è scarno ma funzionale: gli ambienti non sono generati proceduralmente ma vengono estratti da un pool di stanze predefinite, garantendo riconoscibilità e apprendimento. La varietà dei nemici aumenta gradualmente, con elementi ambientali come pozze di acido o piattaforme per wallrun che modificano le regole. Il titolo offre sette livelli di difficoltà, da una modalità senza timer che trasforma il gioco in uno sparatutto tradizionale fino a una modalità permadeath estremamente punitiva; sono presenti anche una Modalità senza fine e una Boss Rush per chi cerca contenuti aggiuntivi.

Prestazioni, durata e considerazioni finali

Su Nintendo Switch il gioco gira fluidamente sia in modalità docked che in portabilità, sebbene i caricamenti possano risultare leggermente lunghi e in alcune sessioni sia stato segnalato un crash sporadico; si spera in patch correttive. La presenza di sottotitoli in italiano migliora l’accessibilità del dialogo, mentre il manuale nell’unboxing resta in lingua originale. La campagna principale è concisa: una volta padroneggiate le meccaniche la durata complessiva si aggira tra le tre e le cinque ore, ma la natura frenetica del loop e la tentazione di sperimentare nuove build alimentano la rigiocabilità.

In definitiva Mullet Madjack è un esperimento riuscito che fonde nostalgia e meccaniche moderne: è una scarica di dopamina digitale pensata per chi ama il ritmo serrato dei boomer-shooter ma non disdegna la struttura a roguelite. Può risultare breve per alcuni, ma la combinazione di estetica, colonna sonora e design di gioco lo rende un titolo consigliabile a chi cerca un’esperienza intensa e immediata.

Scritto da Nicola Trevisan

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