Il mondo digitale sta diventando sempre più centrale nella vita dei giovani, ma con esso emergono nuovi rischi. Le istituzioni europee e gli esperti italiani stanno suonando l’allarme su come social media e gaming possano influenzare negativamente gli adolescenti.
Negli ultimi anni, l’uso problematico di queste piattaforme è diventato un fenomeno sempre più diffuso, tanto da richiedere l’attenzione di governi e organismi internazionali.
Le restrizioni europee sui social media
Recentemente, il Parlamento Europeo ha ufficializzato ciò che molti genitori sospettavano da tempo: i social media non sono adatti ai bambini. La Francia ha fatto da apripista, fissando a quindici anni l’età minima di accesso. Questa decisione si inserisce in un contesto più ampio di tutela dei minori, con altri Paesi membri che stanno valutando misure simili.
La Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha annunciato che dopo l’estate del 2026 avanzerà una proposta per tutelare i minori, basata sulla responsabilità delle piattaforme su restrizioni d’età effettive e su un accesso graduale per fasce d’età. Von der Leyen ha sottolineato che “i social media non sono un giocattolo” e che “non possiamo aspettarci che i bambini riescano a crescere e avere successo in un sistema che non è mai stato progettato tenendo conto del loro benessere, proprio nel momento in cui sono più vulnerabili”.
I dati allarmanti dell’Istituto Superiore di Sanità
Un’indagine nazionale condotta tra ottobre e dicembre 2026 dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con il Dipartimento per le Politiche contro la droga e le altre dipendenze della Presidenza del Consiglio dei ministri, ha rivelato dati preoccupanti. Più di uno studente italiano su sei tra gli 11 e i 17 anni presenta almeno un comportamento a rischio legato all’uso problematico di social mediagaming o gioco d’azzardo.
Lo studio ha coinvolto 198 istituti scolastici e oltre 18.000 studenti, di cui 8.272 delle scuole secondarie di primo grado e 10.123 delle scuole secondarie di secondo grado. I risultati mostrano che il 17,3% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni, pari a circa 280.000 ragazzi, e il 17,9% dei 14-17enni, oltre 400.000 studenti, presenta almeno uno dei tre comportamenti a rischio analizzati.
Il gaming problematico tra i più giovani
Il gaming inteso come gioco attraverso dispositivi elettronici come console, computer, smartphone e tablet, rappresenta il comportamento problematico più frequente tra gli studenti di 11-13 anni. In questa fascia di età, il 13,6% presenta un profilo compatibile con un disturbo da gaming pari a circa 219.000 studenti. Tra i 14 e i 17 anni, la quota scende al 7,9%, corrispondente a circa 183.000 ragazzi.
Il gaming diventa motivo di attenzione non per il semplice utilizzo dei videogiochi, ma quando risulta persistente e difficilmente controllabile. “Anche la sovrapposizione con altri comportamenti problematici è rilevante”, aggiunge Claudia Mortali, del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss. “Tra gli 11-13enni con gaming problematico, il 9,5% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, rispetto allo 0,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi. Similmente, tra i 14-17enni con gaming problematico, il 15,3% presenta anche un profilo di giocatore d’azzardo problematico, rispetto al 2,5% degli studenti che non giocano ai videogiochi”.
Le spese nei videogiochi
Un ulteriore elemento di attenzione riguarda la spesa all’interno dei videogiochi. Tra gli studenti con gaming problematico, quasi uno su due dichiara di aver speso denaro negli ultimi dodici mesi per avanzare più rapidamente o ottenere vantaggi nel gioco. Anche tramite l’acquisto di loot box ovvero pacchetti digitali dal contenuto “misterioso” o chiavi per aprirli che consentono di ottenere ricompense dall’esito incerto.
Simona Pichini, direttore del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss, sottolinea come le dipendenze comportamentali rappresentino una delle aree emergenti della salute pubblica in età evolutiva. Videogiochi, gioco d’azzardo e social media possono assumere, per alcuni adolescenti, caratteristiche problematiche, fino a interferire con il sonno, lo studio, le relazioni, il tempo libero e il benessere psicologico.


