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29 Settembre 2026

Resident Evil: tutti gli easter egg nascosti nel nuovo film

Il nuovo Resident Evil di Zach Cregger nasconde una serie di richiami per i fan, dagli oggetti di salvataggio alle armi iconiche, passando per i mostri più famosi.

Resident Evil: tutti gli easter egg nascosti nel nuovo film

Il reboot cinematografico di Resident Evil diretto da Zach Cregger non ripropone i classici protagonisti della saga, ma introduce un personaggio originale, Bryan, un giovane corriere medico catapultato in una notte d’incubo. La scelta di allontanarsi da Leon, Jill e Claire permette al regista di costruire una narrazione autoriale che possa essere fruita anche da chi non ha mai tenuto tra le mani una console.

Nonostante quest’approccio più grounded il film è costellato di segnali che parlano direttamente a chi ha trascorso ore nei corridoi di Raccoon City o nei villaggi di Resident Evil 4. Gli easter egg sono inseriti con cura, diventando parte integrante della trama anziché semplici decorazioni.

Bryan, il nuovo eroe di Resident Evil

Interpretato da Austin Abrams, Bryan è un corriere inesperto che, senza sapere nulla di Raccoon City, si ritrova a lottare contro una minaccia biologica. Il regista ha deliberatamente eliminato i **bicipiti di Leon** e il **vestito rosso di Ada**, per concentrare l’attenzione su un protagonista più “umano”. Il suo percorso – da uomo armato solo di un fucile improvvisato a sopravvissuto armato di pistola, fucile a pompa e infine fucile d’assalto – ricorda la scalata di potenza tipica dei survival horror di Capcom.

Perché Cregger ha abbandonato i volti storici

Il regista ha dichiarato che non voleva riciclare volti già noti, ma introdurre un videogiocatore dentro il film. Questo approccio consente di parlare di Resident Evil senza dover spiegare retroscena complessi: il pubblico riconosce subito i riferimenti, mentre chi è nuovo può immergersi nella storia di Bryan senza sentirsi estraneo.

Gli easter egg più evidenti: oggetti, mostri e linguaggi di gioco

Il regista ha trasformato la scenografia in un archivio di richiami. Ogni stanza, ogni oggetto, ogni inquadratura è stato studiato per fungere da cerca-e-trova per gli appassionati, mantenendo però una coerenza narrativa che non interrompe il flusso della storia.

La macchina da scrivere, simbolo di salvataggio

Nel cuore di una casa di campagna abbandonata, Bryan incappa in una macchina da scrivere. Nei primi titoli di Resident Evil quel dispositivo rappresentava il “save point”, il luogo in cui il giocatore poteva salvare i progressi consumando un nastro d’inchiostro. Nel film, la macchina è semplicemente presente; il pubblico capisce subito il suo valore, mentre il protagonista non ha alcuna idea del suo significato, creando una tensione sottile.

Erbe verdi e First-Aid Spray: cure a portata di mano

Le Green Herbs compaiono più volte, con il tipico colore brillante dei capitoli moderni. Accanto a loro, il First-Aid Spray è posizionato su un tavolo di legno, pronto per essere afferrato. Questi oggetti, fondamentali per la sopravvivenza nei videogiochi, sono integrati nella trama come semplici oggetti di scena, ma per i fan sono subito riconoscibili come le icone della salute.

Armi iconiche: dal fucile a pompa al fucile d’assalto

Durante il suo viaggio, Bryan raccoglie un fucile a pompa trovato in un capannone, richiamando la scena del primo Resident Evil in cui il giocatore ottiene lo shotgun nella Spencer Mansion. Successivamente, una cassa di munizioni con il classico design di Capcom e, infine, un fucile d’assalto, richiamano la progressione di equipaggiamento vista in Resident Evil 4 e nei titoli successivi.

I Cerberus: cani infetti dall’inizio alla fine

Il film ricorda l’indimenticabile “cane zombie” del primo capitolo: un animale dalla testa a brandelli che rompe la parete in una scena di puro terrore. Il riferimento è esplicito ai Cerberus i cani mutati entrati nella leggenda della serie già dal 1996. Il loro ritorno sottolinea il legame tra la contaminazione del T-virus e la trasformazione di creature comuni in minacce mortali.

Prospettive di inquadratura: dalla terza alla prima persona

In alcune sequenze, la telecamera si posiziona dietro le spalle di Bryan, imitazione della visuale third-person resa celebre da Resident Evil 4. In altri momenti, la camera passa a una visuale first-person richiamando le scelte di Resident Evil 7 e Village. Queste variazioni non sono solo estetiche, ma fungono da ponte tra le diverse ere della saga, offrendo un “omaggio visivo” ai fan.

Porte chiuse, chiavi e puzzle ambientali

Il percorso di Bryan è costellato da porte blindate, chiavi nascoste e codici da decifrare, esattamente come nei giochi. Una serratura a forma di diamante richiama la Diamond Key presente nella Mansion, mentre una serie di leve da tirare per aprire un passaggio segreto richiama le tipiche meccaniche di puzzle che hanno sempre contraddistinto il franchise.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.