Perché un nuovo capitolo con Cassie potrebbe rinnovare Uncharted

Dieci anni dopo il congedo di Nathan Drake, il mondo dei videogiochi è cambiato e la saga potrebbe evolvere senza tradire le sue radici

Il 10 maggio 2016 Uncharted 4 arrivava su PlayStation 4 con un finale che molti hanno percepito come una conclusione narrativa definitiva per Nathan Drake. Quel capitolo non si limitava a offrire sequenze spettacolari: chiudeva un arco in modo consapevole, privilegiando la scelta della normalità rispetto alla morte eroica o al perpetuo vagabondare.

Oggi, dieci anni dopo, rileggere quell’epilogo significa chiedersi non tanto se fu giusto fermarsi, quanto se il mondo videoludico contemporaneo abbia ancora spazio per opere con quella stessa ambizione.

All’epoca Naughty Dog dimostrò quanto possa essere grande il confine tra videogioco e cinema, con una produzione capace di fondere ritmi da blockbuster e introspezione. La scena finale, con la famiglia dei Drake che guarda avanti, è rimasta come esempio di arco narrativo concluso con dignità.

Ma i giochi non vivono isolati: il pubblico cambia, le priorità delle aziende si spostano, e quel sigillo messo al termine della storia di Nate è diventato un punto di confronto per valutare il presente della serie.

Perché il finale sembrava definitivo

Il modo in cui Uncharted 4 chiuse la vicenda non fu una resa ma una decisione narrativa precisa: mettere il protagonista davanti alla scelta di costruire una vita invece di inseguire un mito.

All’interno di quel discorso, elementi come Libertalia svolgevano una funzione simbolica; le rovine e i documenti lasciavano intendere le conseguenze della brama di leggenda. La presenza di Sam aggiunse una tensione interna che serviva a mettere a nudo i motivi del comportamento di Nate, rendendo il finale non una fuga dalla storia ma la sua naturale conclusione. In questo senso la chiusura risultava misurata e coerente con l’evoluzione del personaggio.

Il contesto che è cambiato

Dal 2016 il mercato ha preso direzioni diverse: produzioni molto più grandi in termini di mondi aperti, una forte spinta verso il modello live service e una crescente attenzione al ritorno economico. Questo cambiamento ha reso più raro trovare progetti che accettino il rischio narrativo come fece Naughty Dog con Uncharted 4. La stessa casa di sviluppo ha poi investito energie su altri fronti, spostando l’asse creativo verso titoli come The Last of Us Part II e su adattamenti seriali. Di conseguenza, la distanza tra quel tipo di avventura e il panorama attuale si è ampliata, lasciando un vuoto che molti fan avvertono come una mancanza di proposte simili.

Nostalgia e pubblico maturo

Il tempo ha cambiato anche i giocatori: chi aveva 25 anni nel 2016 ne ha oggi oltre 35, con meno tempo e con aspettative diverse su cosa significhi un’opera di intrattenimento. La nostalgia è un motore potente ma non basta quando la richiesta è di contenuti che lascino qualcosa di duraturo. In questo quadro, una proposta che sappia unire la cura narrativa di Uncharted 4 con sensibilità contemporanea potrebbe intercettare sia il pubblico storico sia nuove generazioni, a patto di non limitarsi al fan service e di offrire una vera evoluzione del mondo di gioco.

Perché un Uncharted 5 avrebbe senso

Riaccendere il marchio con Uncharted 5 non significa riportare in campo un eroe che ha già trovato la sua pace, quanto piuttosto usare quel mondo per raccontare un passaggio generazionale. L’epilogo di Uncharted 4 non è un punto di chiusura totale: chiudere l’arco di Nate apre la porta ad altri protagonisti, e la presenza di Cassie nel finale è un lasciapassare narrativo. Un nuovo capitolo incentrato su di lei potrebbe mantenere l’impronta adulta della serie, proponendo allo stesso tempo un punto di vista contemporaneo e diverso, con meno rischio di contraddire il passato.

Cassie come ponte tra passato e futuro

Immaginare Cassie al centro non è un espediente commerciale ma una possibilità di esplorare il concetto di transizione generazionale. Cassie può incarnare l’eredità di Nate senza replicarla: nuova curiosità, nuovi pericoli e un approccio che riflette un mondo diverso. Dal punto di vista del rischio creativo, la scelta di puntare su di lei riduce la probabilità di alienare chi ha amato il finale, mentre apre scenari narrativi freschi che parlino tanto ai fan di vecchia data quanto a chi cerca un’avventura moderna.

In sintesi, il lascito di Uncharted 4 resta un esempio di come chiudere una storia con rispetto per i personaggi. Tuttavia, il contesto odierno suggerisce che quel mondo non debba rimanere sepolto: esiste uno spazio narrativo per evolverlo senza tradirne lo spirito, affidandolo a una figura come Cassie e mantenendo la cura che ha sempre caratterizzato le migliori produzioni di Naughty Dog. Se lo studio deciderà di tornare su questi temi, il risultato potrebbe essere non un ripetersi, ma un raffinamento dell’eredità lasciata da Nathan Drake.

Scritto da Matteo Galli

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