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12 Agosto 2026

Hokum: l’horror rurale di Damian McCarthy arriva al cinema con Adam Scott

Damian McCarthy torna con Hokum, un film che unisce folklore irlandese e horror contemporaneo, con Adam Scott nel ruolo di uno scrittore tormentato

Hokum: l'horror rurale di Damian McCarthy arriva al cinema con Adam Scott

In un angolo remoto dell’Irlanda, dove la nebbia avvolge gli alberi e le leggende si intrecciano con la realtà, sorge il Bilberry Woods Hotel. Questo luogo, apparentemente tranquillo, diventa il palcoscenico di Hokum il nuovo film di Damian McCarthy regista irlandese noto per il suo stile unico che mescola horror e folkore.

McCarthy, già apprezzato per opere come Caveat e Oddity porta sul grande schermo una storia che unisce suspense psicologica e elementi soprannaturali con un cast che include Adam Scott famoso per la serie TV Severance.

Damian McCarthy: un regista con uno stile riconoscibile

Damian McCarthy è un nome che, negli ultimi anni, ha iniziato a farsi notare nel panorama dell’horror indie. Con Caveat il suo esordio, ha dimostrato di saper creare atmosfere inquietanti con risorse limitate. Il film, girato con un budget modesto, racconta la storia di un uomo affetto da amnesia che si prende cura di una giovane donna traumatizzata in una vecchia casa su un’isola. Nonostante la sua bizzarria, Caveat ha lasciato intravedere il talento visivo di McCarthy, con stacchi di montaggio netti e un uso particolare degli oggetti e degli ambienti.

Con Oddity McCarthy ha affinato il suo stile, concentrandosi su una singola idea che ricorda i vecchi fumetti horror antologici. Il film racconta di Darcy, una sensitiva che cerca di vendicare la morte della sorella gemella. Oddity è un racconto breve e teso, che gioca con il soprannaturale senza cadere nel moralismo delle vecchie storie del terrore.

Hokum: un hotel infestato e un protagonista tormentato

Hokum segue le orme dei precedenti lavori di McCarthy, ma con una scala più ampia e un cast di livello internazionale. Il film racconta la storia di Ohm Bauman uno scrittore di successo con un trauma alle spalle, interpretato da Adam Scott. Ohm arriva al Bilberry Woods Hotel per spargere le ceneri dei suoi genitori, ma finisce per dissotterrare i propri fantasmi.

L’hotel, con la sua moquette che sa di muffa e il facchino che racconta troppe storie, diventa un microcosmo di tensioni e misteri. Ogni personaggio ha il proprio ruolo: Cob, l’anziano proprietario, Alby, il facchino aspirante scrittore, Fergal, il guardiacaccia taciturno, Mal, il receptionist, e Fiona, la barista. Fuori dall’hotel, nel bosco, c’è Jerry, un eremita che vive nel suo furgone e assume funghetti allucinogeni.

La trama di Hokum si sviluppa intorno a una sparizione misteriosa, con dinamiche che ricordano il mystery hitchcockiano. McCarthy lascia emergere la trama poco alla volta, mantenendo una struttura asciutta e apparentemente ingenua, ma in realtà molto articolata.

Folklore irlandese e horror contemporaneo

Hokum non è solo un film di horror psicologico ma anche un omaggio al folklore irlandese. La strega della leggenda locale, la Cailleach, è una figura ambivalente, a metà tra divinità e strega, legata alla fertilità e capace di generare e distruggere. McCarthy attinge anche al Púca, uno spirito del folklore celtico capace di assumere forme diverse e di portare sia fortuna sia sfortuna.

Il film è ricco di elementi simbolici, come gli orologi, le statuette e le piccole suppellettili che sembrano osservare e trattenere qualcosa. McCarthy usa questi oggetti per creare un’atmosfera inquietante, dove l’orrore si annida nei rapporti tra le persone, prima ancora che negli eventi soprannaturali.

Hokum è un film che mescola toni e generi, contenendo un po’ di tutto: fantasmi, streghe, omicidi, strane entità, pozze putrescenti di liquami, dimensioni di puro male e schermi catodici infestati. Nonostante la sovrabbondanza di elementi, McCarthy riesce a far dialogare tutto con una regia fedele al suo stile, costruita su un’atmosfera già satura di inquietudini.

Spaventa e diverte come sanno fare i racconti attorno al fuoco, le ghost story classiche, l’horror pensato prima di tutto come intrattenimento collettivo.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.