Nel 2026, il gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto cifre senza precedenti, con una raccolta lorda di 165 miliardi di euro, pari al 7,3% del PIL nazionale. Questo dato posiziona l’Italia in testa ai principali Paesi europei per somme giocate e perse, sia pro capite sia rispetto al PIL. Ogni maggiorenne ha scommesso in media 7,65 euro al giorno, con perdite nette che ammontano a 21,9 miliardi di euro.
Il gettito erariale è stato di 11,47 miliardi di euro, pari all’1,72% delle entrate tributarie. Tuttavia, nonostante la crescita dei volumi di gioco, il rapporto gettito/raccolta è sceso dal 19,4% nel 2006 al 6,9% nel 2026. Questo calo è attribuibile al mutamento della composizione del mercato, con un calo del peso delle AWP e VLT e una forte espansione del gioco online, accelerata dalla pandemia.
L’espansione del gioco online e le sue implicazioni
Il gioco online ha superato i 100,8 miliardi di euro di raccolta, rappresentando oltre il 60% del totale. Questo canale è caratterizzato da payout elevati e una tassazione sul margine, che ha contribuito a ridurre il rendimento fiscale. Le vincite distribuite ai giocatori hanno raggiunto 143,5 miliardi di euro, pari all’86,8% della raccolta, mentre il margine lordo del settore è stato di 21,9 miliardi di euro.
La crescita del mercato online ha favorito soprattutto gli operatori privati, mentre il gettito fiscale è rimasto sostanzialmente fermo. Inoltre, il gioco online è più esposto a illegalità, con l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) che ha inibito 1.038 siti non autorizzati nel 2026, un aumento del 111% rispetto al 2026.
Divari territoriali e impatto sociale
Il gioco d’azzardo presenta forti divari territoriali. Nel 2026, la spesa pro capite è stata più alta nel Sud Italia, con la Campania che ha registrato una spesa di 3.862 euro, seguita dall’Abruzzo con 3.550 euro e dalla Sicilia con 3.290 euro. Al contrario, le regioni del Nord hanno registrato spese più basse, con il Trentino-Alto Adige a 1.786 euro e la Valle d’Aosta a 1.868 euro.
Le perdite pro capite sono più alte al Sud in valore assoluto, ma il tasso di perdita per euro scommesso è inferiore grazie alla preferenza per giochi di abilità online, con minore aleatorietà e payout più alti. Al Nord, invece, prevalgono slot, bingo e lotterie. Le aree più povere e con maggiore propensione al gioco producono proporzionalmente meno gettito.
Il gioco d’azzardo è correlato negativamente con il reddito e positivamente con disoccupazione e deprivazione materiale. La tassazione come deterrente risulta regressiva, colpendo maggiormente i più fragili. Una tesi alternativa vede il gioco legale come prelievo indiretto in contesti ad alta evasione.
Il ruolo dello Stato e le sfide future
Lo Stato incassa quasi il 2% del totale tributario dai giochi e introiti da concessioni, ma destina solo lo 0,3% del gettito a prevenzione e cura del disturbo da gioco. Il gioco online, pur essendo il 60% della raccolta, genera meno del 13% del gettito a causa della base imponibile sul margine. Questo crea un conflitto d’interessi pubblico tra l’esigenza di canalizzare il gioco nel legale e la tutela della salute.
Per affrontare queste sfide, è necessario gestire il gettito subordinandolo alle priorità sanitarie e sociali, anche a costo di minori entrate nel breve periodo. Inoltre, è fondamentale rafforzare gli strumenti di educazione, prevenzione e gioco responsabile, soprattutto nei confronti delle categorie più esposte.



