Durante i Giochi del Mediterraneo 2026 un episodio avvenuto a Fasano ha scatenato una vivace polemica. Una famiglia italo-tunisina, composta da genitori e due figli, è stata invitata a rimuovere una bandiera palestinese e a girare le magliette con la scritta ‘Free Palestine’ indossate dai bambini, oppure a lasciare l’impianto sportivo. L’episodio, avvenuto durante una partita di pallamano femminile tra Tunisia e Kosovo, ha coinvolto organizzatori, associazioni e istituzioni locali.
L’episodio contestato al Palazzetto di Fasano
La famiglia, che segue regolarmente le partite della Tunisia, era entrata normalmente nel Palazzetto dello Sport di Vigna Marina a Fasano. Tuttavia, alcuni addetti li hanno avvicinati chiedendo di rimuovere la bandiera e di girare le magliette dei bambini. La richiesta è stata motivata con il fatto che l’evento non fosse di natura politica. La famiglia ha rifiutato, scatenando una serie di reazioni.
Secondo quanto denunciato da Global Sumud Puglia e Fasano per Gaza non esiste alcun divieto specifico nell’esposizione di simboli politici o religiosi da parte del pubblico nei documenti ufficiali del Comitato Organizzatore. Le associazioni hanno richiesto chiarimenti sul comportamento tenuto all’interno del palazzetto e sulle regole applicate agli spettatori.
La posizione del sindaco Zaccaria
Il sindaco di Fasano, Francesco Zaccaria è intervenuto sulla vicenda definendola ‘incomprensibile’ se confermata. Ha richiamato l’articolo 21 della Costituzione sulla libertà di manifestazione del pensiero e ha sottolineato l’importanza dei Giochi del Mediterraneo come veicolo di pace e dialogo tra i popoli.
‘Per quanto mi riguarda, se all’interno del nostro Palazzetto arrivassero insieme le bandiere della Palestina e di Israele, della Russia e dell’Ucraina, dovrebbero trovare tutte spazio, tutte accoglienza. Nel contesto dei Giochi del Mediterraneo, non sarebbero divisione, sarebbero veicolo di pace’, ha dichiarato Zaccaria.
Disparità di trattamento e domande aperte
La vicenda ha sollevato interrogativi sulla gestione dell’episodio e sull’uniformità delle regole applicate all’interno degli impianti. La famiglia aveva già assistito a partite della Tunisia in altre sedi dei Giochi, come Francavilla e Taranto, senza problemi. Inoltre, il giorno successivo alla partita contestata, durante la finale di pallamano femminile tra Italia e Tunisia, altri tifosi hanno indossato magliette simili senza ricevere alcuna contestazione.
Questo dettaglio ha alimentato ulteriormente le domande sulla coerenza delle decisioni prese dagli organizzatori e sulla gestione degli eventi sportivi. Le associazioni hanno richiesto la pubblicazione dei protocolli di sicurezza e sollecitato verifiche formali al Comitato Organizzatore per evitare che episodi simili si ripetano.



