La Coppa del Mondo sta vivendo una trasformazione senza precedenti. Dopo l’espansione a 48 squadre per l’edizione 2026 negli Stati Uniti, in Messico e in Canada, la Fifa sta già guardando al futuro. Il presidente Gianni Infantino ha rivelato che l’organizzazione sta valutando un’ulteriore espansione a 64 squadre per il Mondiale del 2030.
Questa decisione potrebbe rivoluzionare il calcio internazionale, rendendo la competizione ancora più inclusiva e globale. Ma cosa significa davvero questa espansione? E come influenzerà il business del calcio?
L’evoluzione della Coppa del Mondo
La Coppa del Mondo ha subito diverse trasformazioni nel corso degli anni. Dal 1930 al 1978, il torneo era composto da 16 squadre. Nel 1982, il numero è salito a 24, e nel 1998 a 32. L’espansione a 48 squadre per il 2026 rappresenta un salto significativo, e ora la Fifa sta considerando un ulteriore aumento a 64 squadre.
Questa decisione non è solo simbolica. Un torneo più grande significa più partite, più squadre qualificate e, Secondo le stime, il Mondiale 2026 genererà un prodotto lordo globale di circa 80 miliardi di dollari, con un contributo al PIL mondiale di 40,9 miliardi di dollari.
L’impatto economico
L’espansione del torneo ha un impatto economico enorme. La Fifa ha commissionato uno studio che ha evidenziato come il Mondiale 2026 creerà 824.000 posti di lavoro equivalenti a tempo pieno e genererà 8,28 miliardi di dollari in benefici sociali. Per i soli Stati Uniti, si stima un PIL aggiuntivo di 17,2 miliardi di dollari e 185.000 nuovi posti di lavoro.
Questi numeri dimostrano come la Coppa del Mondo non sia solo un evento sportivo, ma un vero e proprio motore economico. L’espansione a 64 squadre potrebbe amplificare ulteriormente questi effetti, rendendo il torneo ancora più redditizio per tutti gli attori coinvolti.
Il ruolo delle sponsorizzazioni
Oltre all’espansione del torneo, la Fifa sta ridefinendo il ruolo delle sponsorizzazioni. Romy Gai, Chief Business Officer della Fifa, ha spiegato come le sponsorizzazioni non siano più solo una questione di visibilità. Oggi, i brand vogliono essere coautori dell’esperienza dei tifosi.
Un esempio concreto è l’installazione di nuove basi porta-palloni sponsorizzate da Coca-Cola, introdotte durante gli ottavi di finale del Mondiale 2026. Questa iniziativa è nata a torneo iniziato e, nel giro di dieci giorni, è diventata realtà. La capacità di adattarsi rapidamente è fondamentale per la Fifa, che deve rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei suoi partner.
Le sponsorizzazioni stanno diventando sempre più integrate, con i brand che cercano di contribuire direttamente all’esperienza dei tifosi. Questo cambiamento rappresenta una svolta rispetto al modello tradizionale, dove la visibilità era l’unico obiettivo.
La vendita dei diritti media
La Fifa sta anche evolvendo la vendita dei diritti media. Per la prima volta, durante la Coppa del Mondo per club 2026 negli Stati Uniti, la Fifa ha sperimentato con Dazn l’esperienza di avere un unico broadcaster globale. Questo modello è stato un successo, e Dazn è stato l’unico broadcaster ad acquistare i diritti per più di un Paese per il Mondiale 2026, coprendo Giappone, Spagna e Italia.
Nonostante l’ascesa dello streaming, i diritti media tradizionali rimangono fondamentali. In Italia, ad esempio, la Rai trasmette 34 partite in chiaro, con ottimi ascolti. La Coppa del Mondo rimane una delle poche proprietà globali in continua crescita, con ricavi complessivi derivanti dalla vendita dei diritti tv e media pari a 4,264 miliardi di dollari.
La Fifa sta navigando in un mercato in continua evoluzione, dove la flessibilità e l’innovazione sono essenziali per mantenere il tifoso al centro della strategia. Con l’espansione del torneo e la ridefinizione del ruolo delle sponsorizzazioni, il futuro della Coppa del Mondo sembra più promettente che mai.



