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24 Giugno 2026

Come i videogiochi stanno trasformando la fruizione del patrimonio culturale

Scopri come i videogiochi stanno trasformando il modo di vivere la cultura, rendendola più accessibile e coinvolgente per tutti.

Come i videogiochi stanno trasformando la fruizione del patrimonio culturale

Il mondo del gaming sta vivendo una trasformazione senza precedenti, diventando uno strumento potente per la valorizzazione del patrimonio culturale. Questo cambiamento è stato al centro di un recente evento dedicato all’eredità del programma Dicolab, promosso dal Ministero della Cultura.

Guerino Bovalino, consigliere per l’innovazione del ministro della Cultura, ha sottolineato come i videogiochi non siano più solo un mezzo di intrattenimento, ma un vero e proprio strumento culturale capace di trasformare la fruizione dei beni culturali.

Dai neuroni coltivati in laboratorio alla filosofia antica

Bovalino ha ricordato come i videogiochi siano spesso stati considerati semplici strumenti di svago, privi di una reale rilevanza culturale. Tuttavia, le più recenti sperimentazioni tecnologiche, come quelle sviluppate dalla startup australiana Cortical Labs, dimostrano che il gaming rappresenta oggi molto più di una forma di intrattenimento.

Questi sistemi ibridi, che utilizzano neuroni coltivati in laboratorio, vengono addestrati proprio attraverso il gioco, sottolineando come il gaming sia uno spazio di sperimentazione cognitiva e tecnologica che sta contribuendo a ridefinire il rapporto tra esseri umani e sistemi intelligenti.

Il gioco come strumento di trasformazione

La riflessione di Bovalino si è spostata sul significato culturale del gioco, richiamando una tradizione di pensiero che attraversa la storia della filosofia. Da Eraclito a Platone, da Aristotele fino a Friedrich Nietzsche, il gioco è stato interpretato come una dimensione fondamentale dell’esperienza umana.

Secondo Bovalino, proprio questa capacità di riconfigurare il rapporto con il mondo rende il videogioco particolarmente interessante per il settore culturale. Il gaming non si limita infatti a rappresentare una realtà esistente, ma invita il pubblico a interagire con essa, esplorarla e reinterpretarla.

Il patrimonio culturale come esperienza partecipativa

Uno dei passaggi centrali dell’intervento riguarda proprio il modo in cui i cittadini si relazionano ai beni culturali. Bovalino ha osservato come monumenti, musei e luoghi della cultura vengano spesso attraversati senza una reale consapevolezza del loro significato.

In questo contesto, il gaming può svolgere una funzione di mediazione innovativa. Applicato alla valorizzazione culturale, il gioco diventa uno strumento capace di rendere il patrimonio nuovamente visibile, coinvolgente e significativo.

L’ubiquità del digitale

La potenzialità del gaming non riguarda soltanto il coinvolgimento emotivo. Bovalino ha evidenziato anche una dimensione tecnologica che apre nuove possibilità di accesso alla cultura. Attraverso gli ambienti digitali e immersivi, infatti, diventa possibile sperimentare forme di presenza che superano i limiti fisici dei luoghi.

Il videogioco offre la possibilità di vivere esperienze in spazi diversi, di esplorare contesti lontani e di costruire percorsi personalizzati di conoscenza. È quella che Bovalino definisce una sorta di dono dell’ubiquità la capacità di accedere al patrimonio culturale indipendentemente dalla distanza geografica.

La trasformazione digitale è prima di tutto culturale

Gerardo Villanacci, presidente della Scuola nazionale del patrimonio e delle attività culturali, ha sottolineato come la trasformazione digitale del patrimonio richieda non solo nuove infrastrutture e competenze specialistiche, ma anche nuovi linguaggi capaci di dialogare con pubblici che vivono in ambienti digitali e partecipativi.

Villanacci ha insistito sul concetto di cultura digitale come capacità di comprendere e integrare le tecnologie all’interno delle pratiche culturali. La novità, ha osservato, non consiste nell’adozione passiva degli strumenti digitali, ma nella possibilità di sviluppare nuovi modelli di condivisione della conoscenza e di creazione di valore.

Un nuovo umanesimo digitale

Pur riconoscendo l’importanza della digitalizzazione del patrimonio culturale, Villanacci ha richiamato l’attenzione sulla necessità di mantenere al centro la dimensione umana. La trasformazione digitale, ha spiegato, non deve tradursi in un dominio della tecnica o degli algoritmi, ma diventare uno strumento per rafforzare la cooperazione, la crescita culturale e l’innovazione sociale.

Una visione che richiama il concetto di nuovo umanesimo evocato dal Ministero della Cultura e che rappresenta uno dei fili conduttori dell’esperienza Dicolab: utilizzare il digitale per ampliare le opportunità di accesso, conoscenza e partecipazione senza perdere di vista il valore delle persone e delle comunità.

Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.