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Viviamo in un’epoca in cui il mercato dei videogiochi offre una quantità incredibile di titoli, rendendo difficile per molti appassionati trovare un equilibrio. Questo articolo esplorerà come affrontare questa sovrabbondanza e ottimizzare la propria esperienza di gioco.
La sfida della scelta
Nell’era della PlayStation 2, la gestione delle paghette e il seguire riviste di settore hanno permesso di rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e le anteprime dei giochi. Pianificare l’acquisto di titoli attesi era un momento che si trasformava in una vera e propria missione da compiere dopo scuola.
Il problema del region lock
In quegli anni, il region lock complicava ulteriormente le cose. Titoli come il sequel di The Mark of Kri, disponibili solo in America, costringevano a cercare soluzioni complesse per poterci giocare.
La ricerca di titoli specifici rappresentava un ostacolo significativo.
Successivamente, con l’arrivo del Gamecube, si scoprì che anche questa console era afflitta da problemi di esclusività. La necessità di importare giochi dall’Asia rappresentava non solo un costo, ma anche una barriera linguistica, poiché affrontare nuovi alfabeti non è mai semplice. Tuttavia, la passione per i videogiochi spinse a superare queste difficoltà.
Dalla console al gaming digitale
Con l’avvento della PlayStation 3 e il passaggio ai laptop da gioco, si abbracciò il mondo di Steam.
Questo portò a un’esplosione di scelta. Il catalogo era vasto, ma la saturazione di titoli generava un certo disagio. Quanti giochi era possibile giocare in una vita? La risposta sembrava sempre più sfuggente.
La questione dei DRM
La questione dei DRM (Digital Rights Management) emerse come un tema cruciale. Riflettendo su cosa significasse non possedere realmente i giochi acquistati, si considerò l’importanza di avere un accesso diretto e senza restrizioni ai titoli. La paura di restare senza connessione o di perdere l’accesso a un gioco aumentava la voglia di possedere i file in modo definitivo.
Verso una gestione consapevole
Col passare del tempo, si sviluppò un approccio più selettivo nei confronti dei giochi. Non si scoprivano più casualmente nuovi titoli; ora era necessario cercarli. Ogni anno, si poneva l’obiettivo di completare i giochi di determinati sviluppatori. L’anno scorso è stato dedicato a Benoit Sokal e Daniel Vavra, mentre attualmente ci si sta concentrando su titoli di Bloober e Santa Ragione.
Il piacere della scoperta
Questo non è un lavoro, ma piuttosto un modo per connettersi con l’amore per i videogiochi. Scoprire il filo conduttore nelle scelte artistiche e ludiche di un autore offre una soddisfazione unica. Ogni nuovo gioco non è solo un titolo da aggiungere alla lista, ma un pezzo significativo di un percorso creativo.
La wishlist è diventata uno strumento di riflessione, dove ogni acquisto è ponderato. Non c’è fretta di comprare; si aspetta di essere pronti a immergersi completamente nell’esperienza di gioco, leggendo anche eventuali artbook e ascoltando le colonne sonore.
La caccia al tesoro nel gaming
Ci sono ancora giochi che richiedono un certo impegno per essere reperiti, come Devotion di Red Candle, che è stato rimosso dagli store. Queste esperienze rappresentano un brivido diverso, più simile a un’indagine culturale. Non tutto è facilmente accessibile e, forse, è proprio questo a rendere alcune opere ancora più preziose.
Nell’era della PlayStation 2, la gestione delle paghette e il seguire riviste di settore hanno permesso di rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e le anteprime dei giochi. Pianificare l’acquisto di titoli attesi era un momento che si trasformava in una vera e propria missione da compiere dopo scuola.0
Nell’era della PlayStation 2, la gestione delle paghette e il seguire riviste di settore hanno permesso di rimanere sempre aggiornati sulle ultime novità e le anteprime dei giochi. Pianificare l’acquisto di titoli attesi era un momento che si trasformava in una vera e propria missione da compiere dopo scuola.1

