Perché il 1996 è un anno cruciale per il mondo dei videogiochi

Il 1996 è stato un punto di svolta per il gaming: dalle origini di Lara Croft alle saghe che ancora modellano il settore

1996: l’anno che ha cambiato i videogiochi
Quell’anno non fu solo una buona annata per i videogiochi: fu un punto di svolta. Titoli usciti allora hanno stabilito modalità di narrazione, scelte di design e modelli commerciali che ancora oggi orientano l’industria.

Molte meccaniche nate in quegli anni sono diventate archetipi: non semplici imitazioni, ma basi su cui team e publisher continuano a costruire, reinventare e monetizzare.

Dalle origini di saghe che durano
Pensate a Resident Evil: più che un gioco, fu una lezione su come creare tensione attraverso atmosfera, gestione delle risorse e level design pensato per il brivido. Oppure ai primi Pokémon, che trasformarono la raccolta di creature in un fenomeno transmediale, mescolando strategia, collezionismo e socialità su più piattaforme.

Questi debutti hanno creato formule riconoscibili — e allo stesso tempo ricche di margini per sperimentare — che hanno dato vita a franchise longevi e facilmente reinterpretati.

Tecnica e creatività: un binomio che accelera
Metà anni Novanta significa anche salti tecnologici: motori grafici più potenti, strutture di livelli modulari e approcci narrativi orientati all’immersione. Non si trattava solo di grafica migliore, ma di mettere il giocatore al centro con scelte che pesano davvero.

Lara Croft: evoluzioni di un’icona
Lara Croft è un buon esempio di come un personaggio possa attraversare epoche mantenendo una forte identità pur adattandosi alle nuove tecnologie. Dopo varie incarnazioni, il franchise guarda al futuro con progetti che mescolano storytelling cinematografico e pipeline tecniche moderne. Titoli in sviluppo — tra cui proposte che puntano su streaming e rendering avanzato — cercano di rendere l’esplorazione più immersiva senza perdere il filo della tradizione.

Streaming e accesso: cambiano le regole della fruizione
L’arrivo del cloud ha rimosso molte barriere d’ingresso: ora un titolo può raggiungere giocatori in tutto il mondo senza dipendere dal supporto fisico o dall’hardware di fascia alta. Questo facilita la riscoperta di saghe classiche e permette aggiornamenti continui. Allo stesso tempo, l’accessibilità via streaming apre scenari commerciali nuovi — cataloghi sempre disponibili, esperienze cross‑platform e una maggiore attenzione alla retrocompatibilità.

Perché il 1996 conta ancora oggi
Le soluzioni sperimentate negli anni Novanta non sono reliquie: sono strumenti che l’industria usa ancora per progettare mondi espandibili, orchestrare remake e plasmare strategie di rilancio. Remake e remaster non sono solo esercizi nostalgici: servono a far conoscere storie fondanti a nuove generazioni e a tenere vivi i fan di lunga data. Quando nostalgia e aggiornamento tecnico si incontrano con criterio, il risultato è sostenibile sia culturalmente sia commercialmente.

Come gestire il patrimonio videoludico
Custodire e valorizzare un catalogo significa bilanciare tutela e sfruttamento: aggiornamenti tecnici, curatela dei diritti e scelte editoriali consapevoli sono essenziali. L’industria tende sempre più a combinare riconoscibilità storica e novità, perché il pubblico chiede esperienze che sappiano connettere passato e presente. Chi oggi pianifica licenze, rimasterizzazioni o strategie cloud deve tenere conto di compatibilità tecnologica, aspettative dei fan e opportunità di mercato.

Un’eredità che continua a parlare
Il lascito di anni come il 1996 si vede ovunque: nelle meccaniche che giocano ancora oggi, nei modelli di business che dominano gli store digitali, nella decisione di riportare in vita mondi e personaggi. Non è solo memoria: è materia prima per nuove storie, nuovi modelli e nuove esperienze. Se si sa come usarla, quella storia regala ancora molte possibilità.

Scritto da AiAdhubMedia

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