Bungie ha licenziato 292 dipendenti con ultimo giorno di lavoro fissato al 9 luglio nella sede nello Stato di Washington mentre il 9 giugno ha rilasciato l’ultimo aggiornamento di contenuti di Destiny 2 che segna la fine del supporto attivo. Lo studio prosegue lo sviluppo di Marathon con una seconda stagione indicata per il 2 giugno e contenuti PvE previsti a luglio.
L’evoluzione è rilevante per l’impatto sui principali live service dello studio e per il riemergere del confronto su come renderli sostenibili. Nel settore si discute dell’uso di IA generativa e automazione per ridurre i costi ricorrenti, mentre la community osserva gli effetti su qualità, tempi e governance dei progetti. Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2026.
Tagli a Washington e riflessi sui progetti di Bungie
Il dato dei 292 tagli riguarda il quartier generale nello Stato di Washington e potrebbe non includere altre sedi. Tra i profili colpiti risultano Justin Truman e Jason Jones co-fondatore di Bungie, un segnale della profondità della riorganizzazione. Le uscite si riflettono sui piani in corso, incidendo sulla capacità di produzione di aggiornamenti e sulla gestione dei carichi di lavoro tipici di un servizio live che richiede release costanti.
La società ha confermato la prosecuzione dei lavori su Marathon mentre il futuro di un eventuale Destiny 3 rimane incerto e senza pianificazioni concrete note. L’obiettivo interno appare orientato a riequilibrare risorse e priorità dopo un periodo segnato da costi elevati e necessità di output regolari per mantenere l’ingaggio dei giocatori.
Destiny 2: ultimo aggiornamento e risposta della community
Il 9 giugno è arrivato l’ultimo pacchetto di contenuti di Destiny 2 che ha sancito la fine del supporto attivo. Nonostante lo stop agli aggiornamenti maggiori, il titolo ha registrato un picco di giocatori, a indicare una base d’utenza resiliente e ancora coinvolta. Il gioco resta fruibile, ma con una prospettiva di manutenzione ridotta rispetto al ciclo di release precedente.
La fine del supporto attivo apre interrogativi sul cammino del franchise Destiny. La dinamica mette in luce i costi di gestione di un live service maturo e la difficoltà di bilanciare contenuti, risorse e aspettative, elementi che si intersecano con i cambiamenti organizzativi in corso nello studio.
Marathon tra lancio difficile e nuova stagione
Marathon ha debuttato a marzo con risultati inferiori alle attese, tra critiche e fenomeni di review bombing. La scelta di adottare un modello da extraction shooter ha diviso la community tra chi ne ha riconosciuto l’intento di innovazione e chi ha visto un allontanamento dalle radici narrative e di gameplay associate al marchio Destiny. L’andamento commerciale iniziale ha reso prioritario l’intervento sui contenuti.
La seconda stagione è stata fissata per il 2 giugno con l’obiettivo di introdurre nuove modalità e aggiunte PvE entro luglio. Il pacchetto punta a rafforzare la varietà dell’offerta e a migliorare la tenuta dell’esperienza nel medio periodo. Resta da verificare se la combinazione tra nuove attività e aggiustamenti di design riuscirà a invertire la tendenza avviata al lancio.
Il dibattito sull’IA nei live service e il caso Bungie
Nel dibattito industriale è emersa la proposta di ricorrere a intelligenza artificiale e automazione per accelerare pipeline e ridurre il lavoro ripetitivo in titoli come Destiny. L’idea prevede strumenti capaci di generare testi, missioni, ambientazioni e varianti di asset, così da concentrare i team sulle parti più creative. La discussione resta aperta su qualità, coerenza, diritti sui contenuti e trasparenza verso i giocatori.
In parallelo, sono state criticate alcune pratiche di etichettatura IA sulle piattaforme, considerate potenzialmente stigmatizzanti per i prodotti che impiegano l’IA in ruoli tecnici o di supporto. Il prossimo Unreal Engine ha annunciato funzionalità di IA orientate a ridurre i compiti ripetitivi e a integrare l’automazione in modo controllato. Le difficoltà affrontate da studi come Bungie hanno evidenziato i limiti economici del modello live service, suggerendo che un’adozione ponderata di tali strumenti potrebbe mitigare rischi organizzativi, a condizione di definire regole chiare su qualità e proprietà intellettuale.



